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DA ORVIETO A FIRENZE

2010

Visite diario: 457

Scritto da Andrea Agostini Giovedi, 11 Novembre 2010
Ultimo Aggiornamento: Venerdi, 13 Marzo 2015

Attraverso vulcani, la val d'Arbia, Siena e il Chianti

DATI
Partenza Ottobre 2010 Giorni pedalati 3
Km. pedalati 258 Viaggio in solitaria SI
Sterrato 0-25% Presenza di bambini NO
Dislivello 3000-5000 Pedalato in
Stati interessati Sistemazioni utilizzate
Soci partecipanti Andrea Agostini
DIARIO

Prima tappa da Orvieto (TR) a Sarteano (SI)

distanza 73 Km

dislivello 1600 metri


Dal grande parcheggio tra le due ferrovie lascio la città di Orvieto alla mia sinistra, lassù sopra il grande tavolone di tufo eruttato dall'apparato vulcanico Vulsinio 600.000 anni fa.

La strada per Allerona e San Casciano dei Bagni è solitaria, passa su bellissime colline e boschi di faggi. Proprio sul confine tra la provincia di Terni e quella di Viterbo attraverso la riserva naturale di Monte Rufeno. Poco prima dell'abitato di San Casciano sulla destra, vicinissimo alla strada tra i prati ci sono le piscine di acqua termale calda, si sentono schizzi e tuffi. Mi fermo? Non mi fermo? Alla fine continuo con la convinzione di aver fatto uno sbaglio. Nel paese tre turisti italiani mi salutano e mi chiedono da dove vengo e dove vado, mi dicono che mi hanno osservato prima, sulla salita. “Vengo da Orvieto e vado a Firenze”. Sono stupiti “Da Orvieto?” “Fino a Firenze?” “Da solo?” Pensano che la mia sia una cosa degna di nota. Non dico che c'è gente che ha percorso tutte le Ande o che ha fatto il giro del mondo o che magari arriva semplicemente a Istanbul. Mi prendo in silenzio la mia infinitesima e fugace “gloria”. Il cammino ora è in piano fino a Celle sul Rigo, poi discesa fino al fiume Rigo e successiva salita fino alla cresta che verso ovest conduce a Radicofani. Paese con le case e le strade di scura pietra, arroccato sotto un eclatante camino vulcanico con in cima tanto di fortezza medievale. Il sito è singolare e interessantissimo, ma con l’albergo pieno per non so quale raduno.

Trotterello verso Sarteano ma non si riesce trovare un posto per la notte: o non c'é più posto, o hanno già chiuso per la stagione, o per una sola persona non aprono. E’ quasi buio quando sei chilometri prima del paese la signora svizzera e suo marito pugliese mi ospitano, come un loro amico di sempre, nella loro casa “La Ghiandaia”. A loro la mia gratitudine per la loro accoglienza e per l'amabile serata.



Seconda tappa da Sarteano (SI) a Siena

distanza 96 Km

dislivello 960 metri


Giungo presto a Sarteano, di li una strada in seria salita raggiunge il borgo di Castiglioncello del Trinoro. La strada diventa bianca e sassosa e con ripidi dislivelli con salite e discese anche sopra il 15% di pendenza. Da lassù il panorama è davvero ampio e quasi selvaggio: si vede tutta la Val d’Orcia, il Monte Cetona, il risalto di Radicofani e il gran cono vulcanico dell’Amiata.

Dopo una lunga discesa permeato dal paesaggio celebrato dai pittori della scuola senese, tra le file di cipressi e alcuni massicci casali, quelli classici delle foto della pubblicità del “Patrimonio Mondiale dell'UNESCO”, riconquisto l’asfalto della provinciale di fondo valle. A tratti, tra le ondulazioni del terreno, credo di veder balenare nascoste vigne di Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon di un famoso “Supertuscan”. Fino alla confluenza sulla Cassia l'andare continua idilliaco tra gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti e di Simone Martini. Mi sembra di scendere in trionfo, come Guidoriccio da Fogliano sul suo destriero bardato a festa, dopo la vittoria di Montemassi del 1328, tra “le castella” conquistate per la Repubblica Senese. Risalgo quindi fino a San Quirico d’Orcia e giù ancora in veloce discesa lambendo il colle di Montalcino, altro mito dell'enologia toscana appena velato da proditorie commistioni col malevolo Merlot dalla “Franza”. Giunto al gentile borgo di Torrenieri, l'idea originaria era quella di risalire da qui, il fiume Asso e quindi raggiungere Asciano attraverso San Giovanni d’Asso, l’Abazia di Monte Oliveto Maggiore e le Crete Senesi, ma l’esperienza di ieri di non trovar riparo per la notte mi fa proseguire per la Cassia e l'incantevole Buonconvento. La Cassia fino a Ponte A Tressa, sembra una tranquilla stradina provinciale, poi fino a Siena il traffico è più invadente e il paesaggio è più chiassoso, ma finalmente, dopo l’ultima salitina del Colle Malamerenda entro in Siena e a porta Romana, al primo colpo, trovo un’ottima sistemazione. La grande città ha i suoi vantaggi.


Terza tappa Da Siena a Firenze

distanza 89 Km

dislivello 970 metri


Il mattino successivo, mi accorgo di essere l'unico ospite italiano dell'albergo. Il maestro della reception alla richiesta di dove fosse la sala per la colazione mi risponde con il classicissimo “Sorry?”. La cameriera, che mi aveva chiesto cosa preferissi, recepisce trasecolata. “latte e caffè come quello degli italiani?” “ Si proprio quello degli Italiani”.

Prendo la bici dal garage, esco sulla via Enea Silvio Piccolomini. Da porta Romana attraverso la città murata per Via Roma, i Banchi di Sotto, i Banchi di Sopra. Le vie sono così piene di gruppi di turisti che penso bene di scendere dalla bici e spingerla a piedi. La grande città di Siena ha si i suoi vantaggi, ma bisogna pure pagarli questi vantaggi. A pensare che ieri notte non c'era nessuno in giro e Il Campo e il Duomo erano splendidamente muti e litici. Siena, per quante volte io ci sia stato, mi sorprende sempre per la sua assoluta unicità, bellezza ed eleganza. Scendo una ripidissima strada verso est, esco da Porta Ovile e manco a farlo apposta per Via Simone Martini arrivo alla Strada Chiantigiana. Per attraversare il Chianti, questa volta, scelgo la strada per San Giovanni e Pianella e quindi su per la valle dell’Arbia fino a Radda in Chianti. La strada, all'inizio, è un tranquillo saliscendi, pochi autocarri e qualche camper, le auto sono per la gran parte a targa tedesca. Più avanti nella valletta dell'Arbia, in leggera salita, ai bordi della strada fanno bella presenza alcune vigne curatissime e superprotette da recinti elettrificati. Stradine bianche portano più in alto alle case blasonate del Chianti Classico. Poco prima di Radda la salita si fa più sensibile, una grande villa occhieggia bianca tra i boschi sulla destra, raggiungo la discesa che attraversa valli più selvagge. Si fa brutto, da ovest arrivano nuvole scure e qualche goccia. La pioggia non mi permette di apprezzare la distesa di vigne della conca di Panzano in Chianti, che secondo il mio maestro di vini toscani è una delle sette meraviglie del mondo. Comunque la pioggia me la dovrò portare fino a Firenze, quindi tanto vale ad attrezzare tutto l'armamentario comprese le coprisacche color arancio della Vaude e la mia giacca impermeabile rossa che danno un bel tocco di colore a tutto quello smorto del grigio del cielo, del verde bagnato dei prati e del marrone della mia bici. Scendendo verso Grave in Chianti incontro prima un gruppo di tre cicloviaggiatori e poi una coppia che vanno verso sud. Il percorso ora si fa più mosso, infinite salite e discese mi portano fino a Grassina. Poco dopo il traffico, le grandi rotatorie e i perfidi cartelli indicatori “esclusivamente automobilistici” mi fanno quasi imboccare il raccordo autostradale di Firenze Sud. Trovo il pertugio sotto la grande strada e, dopo l'ultima salita, raggiungo l’Arno. Alcuni spezzoni di piste ciclabili mi permettono di arrivare al “centro storicissimo”. E' un grande piacere passare davanti alla Biblioteca Nazionale Centrale, tra gli Uffizi e il Ponte Vecchio e quindi arrivare alla stazione di Santa Maria Novella.

Il regionale per Roma in 2 ore e 43 minuti mi riporta a Orvieto, il ferroviere mi aiuta a scaricare la bici dal treno.



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