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DI QUI PASSò FRANCESCO - SECONDA PARTE

2017

Visite diario: 898

Scritto da Paolo Rossi Giovedi, 31 Agosto 2017
Ultimo Aggiornamento: Giovedi, 31 Agosto 2017

A poco più di un mese di distanza riprendo il ciclopellegrinaggio francescano, con il pretesto di incontrare mio figlio ad Assisi. Claudio sta facendo un pellegrinaggio a pied con un gruppo di giovani, guidato dai frati francescani del TOR, da Siena ad Assisi. Ho deciso di arrivare di sorpresa lo stesso giorno loro ad Assisi. Poi, a Dio piacendo, continuerò il ciclopellegrinaggio verso...

DATI
Partenza Agosto 2017 Giorni pedalati 6
Km. pedalati 360 Viaggio in solitaria SI
Sterrato 25-50% Presenza di bambini NO
Dislivello Pedalato in
Stati interessati Sistemazioni utilizzate
Soci partecipanti
DIARIO

Giovedì 24 agosto: Senigallia – Serra S. Quirico, km una cinquantina

Avvicinamento in treno Reggio-Senigallia. Verso le 14, con quel bel caldino tipico di questa estate, inizio a pedalare sulla litoranea, sperando che la gente stia facendo la pennichella. Invece sono tutti in strada, specialmente i camionisti. Quanti chilometri fino alla foce dell'Esino, dove ho sentito che inizia una ciclabile che mi terrebbe lontano dalla micidiale statale 76? boh, il contachilometri inspiegabilmente non funziona più, va solo la funzione orologio. Pedala pedala, arriva il lampo: per forza non funziona! Prima di partire ho montato la ruota anteriore nuova, arrivata fresca fresca il giorno prima da bikediscount.de - impeccabile come sempre -, ma ho dimenticato di prelevare il sensore dalla vecchia! La prendo con filosofia: magari senza il contachilometri si pedalerà più tranquilli, magari... E poi c'è sempre google maps. Ci sarebbe anche il famoso Garmin appena comprato, che ha fatto cilecca la volta scorsa, ma che confido di imparare ad usare prima di andare in pensione.

Questa volta sono partito con un equipaggiamento decisamente sovrabbondante, e direi in buona parte supervacaneo: Garmin etrex 30, su cui mi ostino a caricare tracce gps che poi non seguo; scorta di pile ricaricabili comprate apposta, che si dimostreranno oltremodo inutili, quando avrò scoperto che le pile ricaricabili vengono vendute scariche; macchina fotografica compatta, con caricabatteria e cavalletto per l'autoscatto, che non userò mai, perché alla fine è tanto più comodo estrarre il cellulare – le fa così belle il tuo cellulare, commentava suasiva mia moglie leggendo l'ultimo diario...

E poi gli attrezzi, dai necessari agli improbabili: pinze, forbici, coltellino, tiraraggi (tanto non li so tirare!), smagliacatena (con sola funzione scaramantica), un numero assurdo di cinghietti, corde ed elastici, chissà mai dovessi issare la bicicletta su per una cascata. E ancora borracce, due quattro sei, ecco sì, 6 borracce da un litro (abbiamo detto Assisi o Algeri?!). Sei borracce piene fanno sei chili. La settima borraccia, da mezzo litro, ospita una non meglio precisata polverina comprata su internet assieme alla ruota: credevo fosse lubrificante, invece è un integratore. L'immancabile scorta di datteri, un chilo, come ogni bravo beduino del basso Nilo. Cotognata, “solo” 600 grammi, quanto basta per impastare la bocca fino all'autunno che viene. Il mio fidato ebook reader “Tolino”, su cui ho caricato più di 300 libri (che lascerò da leggere ai miei nipoti in eredità): prima di partire l'ho sistemato con cura in fondo alla borsa di sinistra, donde lo ripescherò al ritorno a casa, intonso.

Fortunatamente ho rinunciato alla tenda, ma non al materassino gonfiabile, che rimarrà per tutto il viaggio a far compagnia al Tolino, mentre il sacco a pelo (con questo caldo sarebbe bastato il sacco lenzuolo) lo userò due volte soltanto. L'asciugamano di spugna potevo evitarlo, avendo già l'accappatoio in microfibra. Come sapone bastava un pezzo di marsiglia, con funzione multipla di shampoo e schiuma da barba, barba che oltretutto non mi è mai cresciuta oltre una rada peluria caprina e che quindi non esige una rasatura quotidiana. Mollette per il bucato ne bastavano quattro, ma pesano poco, tanto vale abbondare e portare la confezione da 20, casomai qualche altro pellegrino si trovasse in carenza.

Peso della bicicletta a pieno carico: 36 chili. Praticamente, un camper. Ho letto di cicloviaggiatori che hanno girato l'Asia più leggeri.

Per ora però non è il peso a disturbare, siamo in pianura; è il traffico della litoranea. A Marzocca comincio a deviare verso l'entroterra: Montemarciano, Monte S. Vito, per strade secondarie belle e tranquille.

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Solo gli ultimi due chilometri vengo buttato sullo stradone per Jesi e mi rassegno a pedalare a testa bassa. 

Jesi, S. Nicolò

Da Jesi chiamo don Michele Giorgi, parroco di Serra S. Quirico, conosciuto nel 2005, quando ci diede ospitalità nel pellegrinaggio Gubbio-Loreto. Accompagnavo con mia moglie e con il nostro parroco un gruppo di 20 giovani della parrocchia.

Da Jesi trovo una ciclabile tranquillissima, che costeggia i canali.

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L'accoglienza nella parrocchia di Serra S. Quirico Stazione sarà principesca. Sarò alloggiato e rimpinzato a dovere, grazie alle cure di Donata, effervescente e dinamica collaboratrice tuttofare.

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Venerdì 25 agosto: Serra S. Quirico – Assisi, km circa 130 (dovevano essere poco più di 80!...)

La mattina decido di seguire don Michele al paese alto, dove celebrerà la Messa nel convento delle suore; dopo la Messa, mi mostra la chiesa di S. Lucia, un gioiello di arte barocca incastonato nel cuore della città alta.

S. Lucia, Serra S. Quirico

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Non poteva mancare un giro panoramico attorno alle “copertelle”, i tipici camminamenti coperti costruiti a ridosso delle mura. Il centro della città alta è molto pittoresco.

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Ringrazio per la squisita ospitalità, saluto e riprendo il cammino. Mi dispiace solo di essere arrivato a mani vuote, avrei potuto portare almeno una boccetta di aceto balsamico dello zio Giuseppe. Ma è stata una partenza improvvisa: ho riempito le borse a casaccio, rischiavo di perdere il treno.

don Michele

Uscito da Serra S. Quirico, punto verso Fabriano, con l'intento di evitare le pericolose gallerie della statale 76 che porta alle grotte di Frasassi: auto, camion e pullman sfrecciano sulla carreggiata priva di banchina, e oltretutto scopro che è interdetta alle biciclette.

Faccio un calcolo spannometrico di un percorso alternativo, deviando subito verso Poggio San Romualdo, sulla scia di alcuni stradisti, con le biciclette da corsa fiammanti, che sciamano allegri in quella direzione. La salita è gentile e la strada è bella, panoramica e libera da motori.

La strada provinciale 14 mi porta prima a Borgo Tufico, poi Cerreto d'Esi, dove sono colto da un'ansia improvvisa: se continuo a zigzagare per le colline marchigiane, col cavolo che arrivo ad Assisi entro sera! Assecondo l'infausta idea di costeggiare la SS76: ci sarà pure una vecchia strada percorribile! Infatti c'è e la trovo subito, ma che dopo due km non è più percorribile, è chiusa da un cantiere che sta lavorando alla sistemazione del manto. Tento di passare attraverso il cantiere: sarebbe un colpaccio pedalare tranquillo su una strada chiusa fino a Fabriano! Ma ho scelto il momento sbagliato, gli operai sono categorici, di qui non si passa. Risalgo desolato la strada e mi ritrovo a percorrere la gola che porta alle Grotte di Frasassi. Non posso certo visitare le grotte, lo feci nel 2005 e fu uno spettacolo mozzafiato; però una breve sosta all'abbazia di S. Vittore alle Chiuse è doverosa. Di gioielli come questo il nostro Bel Paese è talmente pieno che rischiamo di farci l'abitudine.

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Di qui di nuovo verso le colline, per cercare di aggirare il blocco. Mezzora di salita dura, e quando sono in cima al poggio vedo dall'alto gli operai che abbandonano il cantiere per la pausa di mezzogiorno. Che sciocco, bastava appostarmi giù per una mezzoretta, e mi sarei infilato nel cantiere alla chetichella...

Quando finalmente arrivo a Fabriano, mi accorgo di avere allungato la strada di almeno una trentina di chilometri. La città è bella, ma non ho tempo di visitarla, il tempo di un gelato e via.

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Mi dicono che avanzando nella valle arriverò a Fossato di Vico e di lì potrò percorrere la vecchia Flaminia. Ma arrivato in località Cancelli preferisco tenermi a distanza dallo stradone e tagliare per Serradica, Molinaccio, seguendo il confine regionale tra Marche e Umbria, fino a Nocera Umbra.


Cancellone e Cancelli...Image title

Sì, effettivamente esiste questa vecchia Flaminia, e non è neanche troppo trafficata. Interseca più volte, timidamente, sopra e sotto, la nuova Flaminia, superstrada supervietata alle biciclette, e alla fine sembra se ne vada per i fatti suoi, salendo e scendendo sensibilmente - le vecchie flaminie non hanno né gallerie né viadotti, solo valichi...

passo Cornello, 815 m

Ed ecco che rispunta la maledizione del cantiere: la vecchia Flaminia è interrotta da lavori e il traffico viene deviato sulla superstrada. Non ci sono operai a controllare, ma una montagna di sabbia e ghiaia sbarra il passaggio. Fermo un'auto per avere informazioni, poi un'altra per avere conferma, il giudizio è unanime: o torni indietro a Valtopina, ti arrampichi verso il Subasio (!) e scollini dall'altra parte su Assisi, oppure ti infili bello bello nella superstrada fino a Foligno nord. Non ho scelta, se voglio arrivare stasera: mi infilo a testa bassa nella superstrada, incurante dello strombazzare di auto e camion, e cerco di percorrere nel più breve tempo possibile la decina di km che mi separa da Foligno. Fortunatamente la strada è in leggera discesa e l'incubo dura solo una ventina di minuti.

Uscito a Foligno nord, resta l'ultima fatica, solo una quindicina di km, di cui solo gli ultimi 5 saranno in leggera salita. Ma sono stremato, ho percorso più di 100 km, il sole sta tramontando e procedo a passo d'uomo. Che bella figura, arrivare di sorpresa alle nove di sera!... Mentre rimugino, mi affianca un ciclista in bici da corsa: “Serve un aiutino?” “Sììì, grazie!”. Mi metto a ruota e divoriamo in mezzora tutto il tratto in pianura. Il deus ex machina mi ha salvato: arrivo al convento in tempo per il Vespro, i saluti e la cena. L'atmosfera in mezzo ai pellegrini appena arrivati alla mèta è entusiasmante, padre Cecco è stanchissimo e giulivo, come al solito, Claudio si è perfettamente inserito nel gruppo, la cena è ricca ed innaffiata da un nobile di Montepulciano portato per l'occasione da altri ospiti. In più, quando ero pronto a dormire arrangiato con il materassino e il sacco a pelo, mi viene offerta una stanza con un vero letto e un vero bagno tutto per me: non faccio complimenti, accetto e sparisco subito dalla circolazione.


Sabato 26 agosto: Assisi – Macerino, km una sessantina

La mattina me la prendo comoda. Dopo colazione, saluto i pellegrini, che faranno un ritiro spirituale in S. Damiano. 

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foto ricordo con Claudio

Padre Cecco vorrebbe guidare il Cancellone, ma deve guidare la processione.

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Mi prendo un po' di tempo per visitare Assisi, fare qualche foto, farmi timbrare di nuovo la credenziale del pellegrino, e ripartire con calma.

Davanti S. Maria della Minerva

Image titleLa tappa di oggi è prevalentemente pianeggiante e tranquilla, ammesso che riesca a trovare la nuova, decantata, ciclabile Assisi-Spoleto. Infatti la troverò solo dopo Foligno: è molto bella e riposante, corre lungo gli argini rialzati del Marroggia, su strada bianca o sterrato compatto e ben tenuto.

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C'è addirittura un bicigrill, “Terminal le Mattonelle”, in cui mi sento moralmente obbligato a fermarmi. Il gestore è prodigo di indicazioni, anche retroattive (dove si prendeva la ciclabile da Assisi?), e si dà un gran daffare per sostenere e pubblicizzare la ciclovia. Soltanto fa fatica a capire la mèta di oggi: sicuro che vuoi arrivare alla Romita di Cesi? È in mezzo a quelle montagne là, nel bosco, ma ci vanno solo con la mountain bike, mai visto salirci cicloturisti con le borse, se ci vai con quella – e punta il dito contro il Cancellone – la fai tutta a mano, a spinta...

La minaccia serve almeno a rinviare il supplizio a domani: oggi mi avvicinerò al monte e domani salirò con pazienza, spingendo in qualche maniera, o di gambe o di braccia. Intanto al bicigrill è approdato un pellegrino a piedi, Martin, un ragazzone di 18 anni partito due mesi fa a piedi da casa sua, nell'Obaöstarreich (Alta Austria), con l'intenzione di raggiungere Roma. Anche lui vorrebbe raggiungere stasera la Romita di Cesi, ma a tutti sembra un'enormità: per lui il consiglio è una raccomandazione pressante: ragazzo, non affrontare la montagna di sera!

Riprendo la strada, saltando mio malgrado la splendida Spoleto, perché non voglio perdermi questa gustosissima strada bianca...

Image title...e perché il giorno declina, e mancano ancora una ventina di chilometri all'alloggio che ho trovato sulla guida: Casa vacanza Arcus, a Macerino di Acquasparta.

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L'accoglienza di Laura è ottima: ho a disposizione quello che lei chiama modestamente bungalow, che in realtà è una villetta in muratura, spaziosa e confortevole.

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Per il trattamento di mezza pensione pagherò € 45, e li pagherò più che volentieri, visto che a cena mi strafogherò di tagliatelle con il cinghiale, e di altra selvaggina per secondo, quanto basta a rinviare i progetti vegetariani a data da definire.

Nel frattempo ho fatto conoscenza con Davide, un giovane e gagliardo pellegrino appiedato, che sta seguendo, è il caso di dirlo, pedissequamente il cammino della guida “Di qui passò Francesco”, coprendo le tappe in tempi accorciati. Ceniamo insieme e conversiamo piacevolmente. Domani partiremo insieme per la stessa mèta, lui a piedi e io in bicicletta, e lui arriverà alla Romita di Cesi un'ora prima di me...

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Domenica 27 agosto: Macerino – Romita di Cesi - Itielli (Narni), km una sessantina

La strada per la Romita di Cesi è prima una forestale pedalabile al 30%, poi non pedalabile per niente, il tizio del bicigrill aveva ragione. A tenermi compagnia, i segni tau gialli del cammino di Francesco.

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Il sentiero si fa sempre più dissestato, e se porterà Davide in due ore alla Romita, a me costa tre ore di bicicletta a mano. Ad un certo punto, in corrispondenza dei tralicci dell'alta tensione, devo affrontare una scarpata sdrucciolevole e di pendenza impossibile; mi rassegno a staccare le borse dalla bici, arrampicarmi con le borse in cima alla scarpata, poi scendere a recuperare la bicicletta. Inevitabilmente la tanto lodata curatrice della guida è fatta oggetto di imprecazioni non elegantissime; poi però cerco di calmarmi e di pensare positivo: un sacrificio penitenziale, anche questo potrebbe essere letizia, ancorché non perfetta...

L'arrivo all'eremo è emozionante: il posto è incantevole, una radura in mezzo al bosco, e i visitatori sono bizzarri e interessanti come il giullare di Dio che lo abita da molti anni, fra Bernardino, il clericale più eccentrico che abbia mai incontrato.

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Davide è già lì che mi aspetta...

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Fra Bernardino, con le sue impagabili magliette:

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Mi invita a restare almeno per un paio di giorni, in modo da fare la conoscenza del luogo e degli ospiti. Maledetta la fretta, avrei davvero dovuto raccogliere l'invito. A mezzogiorno la campana richiama tutti alla Messa, una liturgia partecipatissima e assai poco rituale nella cappella dell'eremo, con la presenza paciosa dei quattro pastori maremmani che girano indisturbati e indisturbanti per la chiesa.

Fra Bernardino canta in continuazione, con una bella voce tenorile ben timbrata nonostante i 79 anni suonati. Cantare, pregare e camminare: dice che sono le tre attività costitutive del vivere cristiano, e quindi del vivere umano.

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Tra gli ospiti, sono stupito di vedere Martin. Mi racconta di essere arrivato all'eremo a mezzanotte, dopo essersi perso più volte nel bosco; varcato il cancello al buio, è stato subito aggredito dai quattro grossi cani, che è riuscito per un po' a tenere a distanza puntandogli contro le racchette, poi quando se l'è vista brutta, ha abbandonato lo zaino e con il solo sacco a pelo si è rifugiato nel capanno degli attrezzi, dove ha atteso fino al mattino assediato dai cani. E' stato trovato alle sei della mattina da fra' Bernardino che si stava recando in cappella per l'ufficio delle lodi ed è stato richiamato dall'abbaiare dei cani.

Eppure anche Martin è rimasto incantato dall'atmosfera della Romita, e ha deciso, lui sì saggiamente, di fermarsi un paio di giorni.

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Lascio a malincuore la Romita, con il suo corredo di storie e di esperienze umane toccanti, e discendo (ancora bici a mano!) per la carrareccia che mi porta a valle.

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San Gemini, uno dei borghi più belli d'Italia, avvisa il cartello, famoso per l'omonima acqua minerale ricca di calcio, che mi risveglia ricordi famigliari: in casa mia circolava quando qualcuno non stava bene, e andava bevuta per curarsi, non per dissetarsi, con quel che costava.

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Per la notte ho contattato l'agriturismo “I montanari”: dovrò passare da Narni scalo, salire verso il centro storico e prendere a sinistra in salita per 7 chilometri, che a quest'ora sembrano 70.

Antonello, molto gentile, mi dà tutte le indicazioni per arrivare, raccomandandomi di far presto per la cena: il papà è infermo e la mamma, dopo aver preparato la cena, dovrà accudirlo. Mi accorgo di non avere più contanti, lo chiamo per sapere se potrò pagare col bancomat: no, no puoi, non preoccuparti, intanto affrettati ad arrivare che la cena si fredda. Cinque minuti una macchina che sta scendendo verso Narni si ferma: è lui, si presenta, mi dà le ultime indicazioni e mi saluta, deve sbrigare una commissione, ci vedremo dopo. Fa per ripartire, ma con un lampo d'incoscienza lo fermo io: senti, se scendi in città mi faresti bancomat? ecco la carta, e questo è il pin... Esita un po', poi accetta perplesso: ma tu fai sempre così con gli sconosciuti? Sì, rispondo, solo dei conoscenti non mi fido!

Arrivo nel cortile ed entro in casa bussando. Già mi piace questo tipo di gestione, davvero “famigliare”: entri in casa delle persone come ospite, vedi la loro vita, e se non ti derubano, ti senti a casa tua. Sempre che ti interessi, ovviamente. Per la mezza pensione Antonello mi chiede 30 euro soltanto, se sono disposto a dividere la camera con un altro pellegrino. Chi sarà quest'altro pellegrino? Davide, of course! Incredibile, anche qui è arrivato un'ora prima di me. Mi viene voglia di vendere la bicicletta e comprarmi un paio di scarpe.

Ceniamo lucullianamente, in compagnia dell'anziana mamma di Antonello, che prima ci serve e poi si mette in poltrona a leggere le sue preghiere, con una sfilza di giaculatorie che la manderanno dritta dritta in Paradiso, quando sarà ora.

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Lunedì 28 agosto: Itielli – Greccio, km una cinquantina

All'alba saluto Davide, convinto di accommiatarmi definitivamente da lui: io dovrei arrivare a Poggio Bustone, lui soltanto a Greccio. 

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Prima però visiteremo insieme il Santuario del Sacro Speco di Narni, visto che Antonello si è offerto di accompagnarlo in macchina. Sono pochi chilometri e questa volta parto prima e arrivo prima io.

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Il Sacro Speco è una lunga fenditura nella roccia, dove Francesco amava ritirarsi in preghiera, perché gli ricordava la ferita nel costato di Gesù.

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Nel chiostro del Santuario incontriamo padre Michele, che in cinque minuti ci erudisce sulla storia del Santuario e sull'importanza che ebbe per l'esperienza spirituale di Francesco.

Davide e io ci salutiamo, presumibilmente in modo definitivo. Lui seguirà fedelmente la guida, mentre io non mi fido più e boicotto la lunga strada sterrata di montagna che mi farebbe salire fino alla località Prati con più di 400 metri di dislivello. Opto per il giro lungo, passando per Stroncone, un altro bel borgo. Difficile trovare posti brutti da queste parti...

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Poi discesa fino alla periferia di Terni e deviazione verso Papigno e Marmore: non è orario da cascata, ma è ora di un bel panino con la porchetta. Sto facendo i conti: a Reggio avrei speso almeno il doppio...

Salendo verso Greccio vedo da lontano il fumo degli scellerati incendi che stanno devastando i boschi. Vengo poi a sapere che si tratta proprio dell'area boschiva sopra il convento di Poggio Bustone. Mi sconsigliano di arrivare là oggi: sono tre giorni che l'incendio divora il bosco e non si riesce a domare. Che tristezza.

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Decido a questo punto di visitare con calma il centro storico di Greccio e poi concludere il mio pellegrinaggio al santuario francescano poco distante.

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Inutile dire che vi incontrerò Davide: il destino ha unito i nostri cammini, complice il fatto che lui cammina come un marciatore e copre in 6 ore tappe di 30 km, mentre io ho assunto la pedalata della tartaruga.

Facciamo insieme la visita al santuario, deliziata dalla verve di fra Domenico, che ci racconta aneddoti della sua carriera di insegnante di religione nelle scuole medie, dagli anni Cinquanta in poi.

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La camera da letto di S. Francesco. La pietra al centro era il cuscino...

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Martedì 29 agosto: Greccio – Terni.

La mattina partecipiamo alla Messa nella grotta del Presepe, uno dei momenti più suggestivi e intensi dell'intero pellegrinaggio. E' qui che Francesco ebbe il sogno che lo portò ad inventare il primo presepe.

Suore francescane in pole position davanti alla grotta del presepe, dove si intravede l'affresco di scuola giottesca.

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Infine, una bagatella di pedalata, circa 20 km, per raggiungere la stazione di Terni. Il tempo di una visita al centro storico di una città che nella mia grossolanità consideravo trascurabile e invece è interessante e ricca di monumenti.

Chiesa di S. Salvatore:

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Palazzo Spada:Image title

Portale di S. Pietro:Image title

L'ultimo chilometro mi porta in stazione: Terni - Falconara Marittima/Falconara Marittima - Reggio.Tra circa otto ore sarò di nuovo a casa, stanco nel corpo e ritemprato nello spirito.

COMMENTI

paolo
Scritto il 14 Settembre 2017
Quello di Tommaso (l'ha fatto mio figlio con un amico) va da Ortona a Roma, quello di Benedetto continua praticamente quello di Francesco verso sud, da Norcia a Montecassino e si immette nella via Francigena del sud, quello di Michele credo che colleghi Benevento a Monte S. Angelo in Puglia, ma secondo me è ancora in costruzione...

Lari
Scritto il 14 Settembre 2017
Ottime prospettive Paolo! Ero in zona Terni poco prima del tuo passaggio e ho girellato un po' in bici con molta gratificazione. Non conosco ne Il cammino di S. Tommaso ne quello di S. Michele: che itinerari abbracciano?

Paolo
Scritto il 13 Settembre 2017
Grazie Larissa. Ho in mente di percorrere anche gli altri cammini che negli ultimi anni si stanno scoprendo: quello di S. Benedetto, quello di S. Tommaso e quello di S. Michele. Un pretesto, in realtà, per visitare l'Italia centro-meridionale...

Larissa
Scritto il 13 Settembre 2017
Ciao Paolo, complimenti bel resoconto di un viaggio molto interessante.

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