DA SAN BENEDETTO DEL TRONTO AL TIRRENO

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ASSETTO: Borse Laterali

AREA: Italia

PAESI: Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Umbria

PARTENZA: SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP)

ARRIVO: CAPALBIO (GR)

DATE: Dal 05/06/2010 al 10/06/2010

DURATA: Da 5 a 10 giorni

KM TOTALI PEDALATI: 456

GIORNI PEDALATI: 5

STERRATO: 10 %

ASCESA TOTALE: 5500 mt

QUOTA MASSIMA: 1011 mt

PARTECIPANTI: 1

BAMBINI: NO

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BUONO A SAPERSI

Diario pubblicato sul vecchio sito del cicloviaggiatore da  Andrea Agostini Venerdi 19 Novembre 2010. Ultimo aggiornamento Lunedi, 20 Dicembre 2010

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Parto con la bici nuova, le borse Ortlieb e perfino l’altimetro. Le leve del cambio non sono più sul tubo del telaio.

Questa volta riesco ad arrivare fino al mare occidentale.

Parto ancora una volta, per un’altra Adriatico-Tirreno.

Seguendo la lezione di Josè Saramago.

DORMIRE / MANGIARE / BERE

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Camera in struttura

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NOTE PERCORSO

San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Arquata del Tronto, Accumuli, Amatrice, Rieti, Terni, Narni, Amelia, Lugnano in Teverina, Alviano, Bagnoregio, Montefiascone, Lago di Bolsena, Marta, Capodimonte, Valentano, Ponte dell’Abbadia, Manciano, Albinia, Porto Santo Stefano, Porto Ercole, Ansedonia, Capalbio

San benedetto del Tronto raggiunta con il treno da casa.

Ritorno a casa da Capalbio con il treno via Roma

 

GLI IMPERDIBILI

Ascoli Piceno – Piazza del Popolo è clamorosa, il polittico del 1473 di Carlo Crivelli nel duomo, sarò provinciale, ma merita, assieme al suo autore, molta più fama di quella che ha.

Mi fermo a Quintodecimo (15 miglia da Ascoli), oltre un ponte del 1600, in una graziosissima piazzetta dotata di panchine, sedie, tavoli e fontana con un nome che la sa lunga sulla sua funzione: “Piazza D’ L’ Chiacchiera”. Il paese è un digradare di tetti a coppi e campanili dalla costa della montagna fino alla gola del fiume.

Ponte dell’Abbadia sul fiume Fiora. Il sito è estremamente interessante e singolare. Il ponte è arditissimo e antichissimo, c’è chi lo fa risalire agli Etruschi. Dalla parte sud del fiume, che scorre incassato in una forra, l’odierno turrito castello, nel secolo IX era un’abbazia fortificata che proteggeva il ponte e riscuoteva i pedaggi dei viandanti. Oggi nel castello c’è il Museo Archeologico Nazionale di Vulci. La necropoli della città etrusca di Vulci è poco oltre il fiume.

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L'associazione Il cicloviaggiatore non verifica in alcun modo gli itinerari descritti nei diari e le tracce GPX e declina qualsiasi responsabilità riguardo l'uso degli stessi. Si raccomanda sempre di verificare la difficoltà del percorso rapportandolo alle proprie condizioni e capacità e di considerare che potrebbero esserci errori, variazioni, impedimenti passaggi non consentiti lungo il percorso per cui è bene avere sempre un piano alternativo.

DA SAN BENEDETTO DEL TRONTO AL TIRRENO

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore torna subito

José Saramago – Viaggio in Portogallo 1

 

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1 tappa da San Benedetto del Tronto (AP) ad Amatrice (RI) – km 98 – dislivello 1171 mt

Da Montemarciano a San Benedetto bisogna cambiare treno ad Ancona. Scendo e scopro che devo risalire con tutto l’armamentario, il treno ha solo il numero diverso ma è lo stesso. Ancora un altro punto a favore del Leviatano Ferroviario Italiano nella lotta che ho ingaggiato ormai da un po’.

Esco dalla stazione che sono le sette del mattino, il lungomare di San Benedetto è ancora tranquillo. A Porto d’Ascoli finisce il percorso agevolmente ciclabile, vado a tentativi percorrendo strade di terra, spazi colonizzati da capannoni industriali e depuratori fino al fiume Tronto che, in attesa della “ciclovia adriatica” sono costretto a superare con un grande viadotto della SS 16 e il raccordo con l’autostrada per Ascoli Piceno.

Il primo tratto della “strada provinciale della bonifica del Tronto” non è entusiasmante per il continuo susseguirsi di capannoni industriali. Verso il fiume, vistose signore lampeggiano nere in piedi sul bordo della strada o sono in attesa sedute su vecchie poltrone e divani sfondati.. Più avanti il paesaggio si fa più mosso e vario. Ascoli Piceno è una città molto bella, con tanti campanili romanici che svettano sopra un tessuto medievale di rigoroso travertino. Occupa un terrazzo a cuneo tra il Fiume Tronto e il suo affluente Castellano. Piazza del Popolo è clamorosa, il polittico del 1473 di Carlo Crivelli nel duomo, sarò provinciale, ma merita, assieme al suo autore, molta più fama di quella che ha. Uscito dalla città, percorro la solitaria e bella vecchia consolare Salaria, oltrepasso Acquasanta Terme. Mi fermo a Quintodecimo (15 miglia da Ascoli), oltre un ponte del 1600, in una graziosissima piazzetta dotata di panchine, sedie, tavoli e fontana con un nome che la sa lunga sulla sua funzione: “Piazza D’ L’ Chiacchiera”. Il paese è un digradare di tetti a coppi e campanili dalla costa della montagna fino alla gola del Fiume. Dopo Arquata del Tronto la valle si fa più ampia ma sale comunque con lievi pendenze, lascio sulla destra Accumuli, esco dalla Salaria e., con una finale impennata della salita, giungo ad Amatrice.

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2 tappa Da Amatrice (RI) a Terni – Km 110 – dislivello 496

Percorro in veloce discesa la salita di ieri e quindi raggiungo, passando vicino al lago di Scandarello lo spartiacque Adriatico-Tirreno a poco più di 1000 metri di altezza. Da qui fino quasi a Rieti è una grande e continua discesa. La vecchia Salaria segue il Fiume Velino dentro aspre gole calcaree. Percorro per sbaglio un tratto della nuova strada con una serie di veloci, ma lunghe e mortifere gallerie. Poco dopo Antrodoco, in mezzo ad un prato, scorgo una bella chiesa romanica. Mi fermo, il cartello sulla recinzione recita: Santa Maria extra moenia, monumento nazionale sec XII. Ma è tutto chiuso e sigillato. Un altro cartello strepita “vietato l’accesso ai non addetti ai lavori”. Buona notte. Come dice Ligabue “Buona notte all’Italia…Tutta questa bellezza senza navigatore”. Alle terme di Cotilia mi fermo per un panino ad uno dei chioschetti lungo la strada a fianco di pozze di acqua sulfurea.. É pieno di motociclette parcheggiate e di motociclisti che escono da tute di pelle e da conchiglie di plastica che hanno sulla schiena. Non ci sono tavoli liberi e chiedo se posso sedermi ad uno dei loro. Il rude motociclista, magari uno di quelli che ti sfrecciano vicino a metterti paura e a dirti che é l’assoluto padrone della via, mi risponde in forte accento laziale “Mettete, mettete assede… c’iavemo tutti du rote”. A Rieti non c’è nessuno in giro, qualche turista e alcuni ragazzini con i motorini; attraverso la conca reatina verso Terria, Spinacceto e Limiti di Greccio, in alto a sinistra il sito di francescana memoria. Per in tratto percorro una bellissima pista ciclabile con un fondo tecnicissimo, colorato di rosso ma che finisce nel nulla, proditoriamente. Una meravigliosa pioggia arriva propizia a mitigare il caldo del primo pomeriggio, alla cascata delle Marmore sono di nuovo asciutto. Terni è giù di sotto, dentro la valle del Nera, il tuffo di 165 metri del fiume Velino sul Nera è più strepitoso della mia, pur velocissima, discesa in bici.

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3 tappa da Terni a Capodimonte (VT) – Km 100 – dislivello 1450

In vista della bianca città di Narni lassù in cima alla rupe, inizio una tranquilla salita fino ad Amelia. Questa volta non mi fermo e dopo la piazza che conduce nella città murata, supero una profonda valle e risalgo verso una magnifica strada di costa fino a Lugnano in Teverina. Poco dopo una veloce discesa mi porta ad Alviano e al fiume Tevere che risalgo sul suo lato destro per poi guadagnare quota per una stradina a ripidi saliscendi fino a passare proprio sotto il borgo di Civita, che sta franando con la montagna dove fu costruita. Civita, città morta, è collegata a Bagnoregio, la città viva, da un esile e ardito ponte pedonale. Un amplissimo altopiano mi conduce a Montefiascone da cui si ha visione di buona parte del viterbese con il grande lago vulcanico di Bolsena. Con una vera picchiata giungo fino alla spiaggia di Marta. Graziosissima città di riviera, in cui nel B&B vicino al porto ho avuto l’impressione che non ci fosse posto, per la notte, solo perché ero in bicicletta. Trovo ospitalità nella gemella località di Capodimonte con la stessa riva di sassi neri e papere ma con in più il centro storico costruito su un piccolo promontorio che si protende sul lago.

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4 tappa da Capodimonte (VT) a Albinia (GR) – km 100 – dislivello 876

Salgo deciso fino alla sommità della cresta della grande caldera del vulcano Vulsino. Da Valentano mi aspetta una grande discesa, in mezzo a infiniti uliveti, fino a Canino e quindi, in pianura giungo al Ponte dell’Abbadia sul fiume Fiora. Il sito è estremamente interessante e singolare. Il ponte è arditissimo e antichissimo, c’è chi lo fa risalire agli Etruschi. Dalla parte sud del fiume, che scorre incassato in una forra, l’odierno turrito castello, nel secolo IX era un’abbazia fortificata che proteggeva il ponte e riscuoteva i pedaggi dei viandanti. Oggi nel castello c’è il Museo Archeologico Nazionale di Vulci. La necropoli della città etrusca di Vulci è poco oltre il fiume.

Note dolenti del luogo: al museo non hanno l’acqua potabile. Per la borraccia devi comperare l’acqua minerale al chioschetto vicino all’entrata e l’omino appena ti vede con la bici ti avverte che lì ti fregano tutto. Al museo non hanno posto per le bici, cosa sono le bici? E come potrebbero avere posto per le bici se non hanno nemmeno l’acqua?!?!

Come diceva mia nonna “Non abbiamo più neanche gli occhi per piangere”.

Per arrivare all’Argentario avevo scelto una strada bianca che purtroppo, da grande cretino, non trovo. Seguo la provinciale per Manciano con splendidi paesaggi sulla maremma collinare: selvaggia e aristocratica.

Da Manciano fino al Tirreno mi rimane solo una comoda discesa e poca pianura.. Mi fermo ad Albinia e questa volta l’albergatore appena mi vede con la bici ancora in strada esce dall’albergo e mi accoglie con simpatia. Mi dice che ha posto e anche il garage per la bicicletta.

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5 tappa da Albinia (GR) a Capalbio (GR) – Km 48 – dislivello 332

L’Argentario è sempre un posto attraente. Percorro contro vento il tombolo della Giannella fino alla ex isola del Monte Argentario. La strada per Porto Santo Stefano è molto trafficata ma, per un pellegrinaggio dovuto ad un evento passato della mia famiglia, la percorro sia all’andata che al ritorno. Pedalo quindi sul meraviglioso percorso di terra e sabbia del tombolo di Feniglia, in mezzo alla stupenda pineta, tra il Tirreno e la laguna di Orbetello, fino alle ripide salite del promontorio di Ansedonia.,, popolato ora da potentissime ville. Lascio per un’altra volta la antica città di Cosa e il suo Museo Nazionale, per fermarmi un poco sulla ventosa e quasi selvaggia spiaggia della cinquecentesca Torre della Tagliata. La “Tagliata Etrusca” in verità l’hanno scavata i romani. É un canale tagliato nella roccia per far circolare le acque e impedire l’interramento del porto di Cosa.

Qualche chilometro di costa maremmana, con tanto di buoi dalle larghe corna, mi conducono alla fine del viaggio, alla stazione di Capalbio.

Il regionale Pisa-Roma e il regionale Roma-Ancona mi riportano a casa

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1 “… A viagem não acaba nunca. Só os viajantes acabam. E mesmo estes podem prolongar-se em memória, em lembrança, em narrativa. Quando o viajante se sentou na areia da praia e disse: ‘Não há mais que ver’, sabia que não era assim. O fim duma viagem é apenas o começo doutra. É preciso ver o que não foi visto, ver outra vez o que se viu já, ver na Primavera o que se vira no Verão, ver de dia o que se viu de noite, com sol onde primeiramente a chuva caía, ver a seara verde, o fruto maduro, a pedra que mudou de lugar, a sombra que aqui não estava. É preciso voltar aos passos que foram dados, para os repetir, e para traçar caminhos novos ao lado deles. É preciso recomeçar a viagem. Sempre. O viajante volta já.”

José Saramago _ Viagem a Portugal – Editorial Caminha – Lisboa 1996

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