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1 Ottobre, 2020

I cavalli di Blondulon

Parto da Hveravellir dove ieri sono scampato ad una tempesta di sabbia e dove ho preso un abbondante acquazzone che si è protratto per tutta la notte interrompendo più volte il mio sonno. Per questo motivo stamattina alle 7 stavo già facendo colazione e poco dopo ero pronto alla partenza. Oggi non piove e grazie al vento favorevole che mi spinge fino a toccare i 45 km/h su un tratto di pista in terra battuta in leggera salita, percorro molti più km del previsto e rifletto sulla possibilità di unire due tappe in una arrivando direttamente a Varmahlid.

Supero la fattoria di Afangafell dove pensavo di fermarmi e continuo in direzione nord. Lungo il tratto di pista che costeggia i laghi di Blondulon mi convinco sempre più di poter raggiungere Varmahlid nel tardo pomeriggio … fino a quando la pioggia non inizia a scendere fine e tagliente, accompagnata da un leggero venticello trasversale. 

Per ora decido di proseguire, quindi mi fermo per indossare gli indumenti impermeabili ed in breve riparto. Pedalo così per alcuni km nonostante sia la pioggia sia il vento aumentano di intensità. Al termine di un rettilineo, subito dopo una curva a destra della pista, sono costretto a frenare bruscamente per evitare di investire un cavallo che se ne sta perfettamente immobile in mezzo alla strada. A breve distanza dal primo cavallo ne vedo un altro, poi un altro ancora … e poi un branco: saranno in tutto una trentina … Se ne stanno lì, alcuni sulla pista, altri fuori … alcuni isolati ed altri assemblati uno accanto all’altro … tutti con il posteriore rivolto al vento ed alla pioggia battente. Resto qualche minuto ad osservarli prima di decidermi ad attraversare il branco. Mi muovo con cautela per evitare di spaventarli e poco dopo me li lascio alle spalle … sempre fermi immobili.

Proseguo per alcuni km mentre le nuvole continuano ad addensarsi ed il vento aumenta di intensità portando sempre più acqua con sé. Giunto in prossimità dell’ultimo dei laghi (Gilsvatn) valuto rapidamente che mi rimangono una trentina di km per raggiungere il campeggio di Varmahlid e decido di cercare un posto dove piantare la tenda in attesa di un miglioramento del tempo … o di domani! La pista si sviluppa ora in prossimità del bordo di una parete di rocce basaltiche.

Lascio la bici a lato della pista e mi sposto a piedi verso il limite del precipizio. Affacciandomi per vedere il lago scorgo, poco prima delle rocce, sotto un tratto di pista già percorso, un pendio che degrada dolcemente verso la riva e, verso la posizione da cui osservo, un’ampia spiaggia erbosa che rimane parecchio più alta del livello dell’acqua. Decido quindi di tornare indietro di qualche metro per scendere da quel pendio e di andare a collocarmi in corrispondenza della parete, abbastanza lontano da evitare l’eventuale caduta di sassi, ma fuori dalla vista di chi percorre la pista: sono solo e preferisco essere cauto. La discesa non è proprio agevole, ma mi permette di arrivare ad un pianoro dove vedo una certa quantità di sterco di cavallo, per lo più secco. Questo mi fa pensare che anche i cavalli abbiano sfruttato in precedenza il posto, quindi, ritenendolo sicuro, pianto la tenda e mi ci infilo subito dentro. In un attimo mi spoglio, mi asciugo e mi infilo nel sacco a pelo per scaldarmi e riposare un po’. Nel giro di un paio di ore smette di piovere, mentre il vento continua a soffiare da nord-est. Mi rivesto, esco … ed inizio a cucinare il mio risotto serale. Quando il pasto è quasi pronto vedo all’orizzonte, al limite del pendio che ho disceso in precedenza, il branco di cavalli che si staglia contro il cielo plumbeo. Loro guardano me ed io loro. Inizialmente non do molto peso alla cosa e resto affascinato dall’idea di un branco di animali che si muove liberamente alla ricerca del posto che più gli piace per trovare erba da brucare e per passare la notte.

Già … la notte … dove passeranno la notte i cavalli? Un dubbio mi assale e mi avvicino alla tenda per controllare meglio la tipologia di sterco presente nei dintorni. Con stupore vedo che quello fresco è molto più presente di quanto avessi notato al mio arrivo … Vuoi vedere che i cavalli la notte la vogliono passare qui??? Guardo nuovamente il branco e …non c’è più. Sono rimasti due soli esemplari uno bianco ed uno nero, che accennano un breve galoppo nella mia direzione, poi si fermano e tornano sui loro passi. Io invece torno al mio risotto: non ho nessuna intenzione di saltare la cena! Mentre mangio tengo lo sguardo incollato sui due cavalli ed in breve vedo ricomparire il branco … al galoppo! Raggiunti i due … tutti si fermano e i due stalloni si alzano sulle zampe posteriori agitando in aria le anteriori … per poi lanciarsi verso di me nuovamente al galoppo. Percorrono qualche decina di metri e si fermano nuovamente … mentre io inizio ad allarmarmi! Si rialzano sulle zampe posteriori … e poi tornano verso gli altri … poi avanzano tutti insieme. Ok, è chiaro: vogliono tornare proprio qui e me lo stanno facendo capire a modo loro! Ingurgito il risotto che ho nel piatto e, tenendo d’occhio i cavalli, mi avvicino alla tenda per rimettere tutto a posto, smontare … e trasferirmi altrove!

Mentre preparo si ripete un paio di volte la scena precedente con i due stalloni a guadagnare terreno dal pendio verso la spiaggia ed il resto del branco che li segue a passo lento.

Entrambe le volte avanzano un po’ e poi tornano leggermente sui loro passi. Nel frattempo io ho quasi finito di rimettere tutto nelle borse. Ad un tratto il cavallo bianco e quello nero, che sono sempre più vicini a me e più avanti rispetto agli altri, iniziano a scalciare all’aria con le zampe posteriori, con fare più aggressivo: è come se fossero passati dalla fase di avvertimento a quella delle minacce. Probabilmente stanno solo rivendicando il loro territorio … forse potremmo stare qui tutti insieme … però sembrano animali selvatici … e non so come si potrebbero comportare … beh, comunque sia non sono abbastanza curioso da volerlo scoprire a tutti i costi.

Finalmente sono pronto (mai stato così veloce a preparare i bagagli!) e dopo aver caricato le borse sulla bici inizio a spingerla, non senza fatica, su e giù per le toppe erbose. Mi muovo in direzione nord cercando di restare alla stessa distanza dalla riva ma allontanandomi di almeno 500 metri dal punto in cui mi ero fermato. Arrivo in prossimità di un dosso che supero giungendo ad un ampio spiazzo, sempre erboso ed abbastanza pianeggiante. Ritengo di avere messo abbastanza spazio fra me e i cavalli; inoltre, nascosto dal dosso, non sono più visibile … ed io non vedo loro. L’ultima volta che mi sono voltato stavano avanzando compatti ma a passo lento verso il precedente punto di sosta. Scarico nuovamente il bagaglio, rimonto la tenda, lavo piatto e pentola che avevo messo via in fretta ancora sporchi … e mi rilasso un attimo. Per sicurezza salgo sul dosso per verificarela posizione dei cavalli: non sono ancora arrivati a destinazione … forse usano quella radura solo per trascorrere la notte! In ogni caso penso di avere fatto bene a spostarmi.

Entro nella tenda e cerco di addormentarmi. Il vento ed un po’ di tensione accumulata mi fanno immaginare di sentire lo scalpitio degli zoccoli e anche qualche sbuffata intimidatoria, così, per fugare ogni dubbio, apro la tenda e guardo fuori. Dei cavalli ovviamente non c’è traccia. In compenso il vento ha spazzato le nuvole e il cielo mi regala un fantastico tramonto, lasciandomi sperare in una bella giornata per domani!

Paolo

Valerio Depau,