Salute in cicloviaggio

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Salute in cicloviaggio

SALUTE IN CICLOVIAGGIO

(Alberto Vaona – Medico e cicloviaggiatore)

 

Quando si viaggia in bici è prudente mettere in conto che si possa star male, noi stessi o chi viaggia con noi. Questo articolo vuole dare alcuni suggerimenti molto pragmatici per un approccio previdente riguardo a questo argomento. Si forniranno anche istruzioni per l’allestimento di una “farmacia da viaggio”, compatta, leggera ma pronta ad ogni evenienza. Il cicloviaggio è una forma di viaggio che per le sue caratteristiche intrinseche può esporre il viaggiatore a rischi sanitari specifici: lontananza da centri medici e da farmacie, diversità nei nomi dei farmaci e nei loro dosaggi da paese a paese, difficoltà di comunicazione linguistica, difficoltà di spostamento in caso di problemi di salute. 

Certamente i disagi che si incontrano nel caso di problemi di salute durante un viaggio in bici variano molto a seconda del contesto in cui ci si trova: è chiaro che sentirsi male durante un viaggio in un paese sviluppato, magari il proprio, di cui si conosce l’organizzazione e magari anche la dislocazione dei servizi sanitari sul territorio e di cui si parla la lingua non è la stessa cosa che sentirsi male in un contesto remoto, in un paese di cui non si parla la lingua e in cui i servizi sanitari non esistono o sono molto distanti dal luogo in cui ci si trova.   

Nello stendere le raccomandazioni che seguono, si farà riferimento ad una situazione in cui chi viaggia è un adulto sano e non presenta patologie pre-esistenti che necessitino di terapie croniche o che possono essere soggette a particolari forme di aggravamento di per sé o per le sollecitazioni che l’organismo subisce durante il viaggio (ad esempio un cicloviaggiatore diabetico dovrà adottare tutta una serie di accorgimenti che qui non sono contemplati). Non verranno considerate in questo articolo nemmeno la situazione in cui si viaggi in bici in compagnia di bambini (che a loro volta necessitano di farmaci diversi da quelli dell’adulto e di formulazioni specificamente pediatriche), le particolari esigenze della donna che viaggia in bici o la salute sessuale in viaggio. 

 

RACCOMANDAZIONI GENERALI

Prima della partenza, specie se nel caso in cui se ci si dovesse sentire male si prevederebbero difficoltà importanti, è raccomandabile sottoscrivere un’assicurazione di viaggio che preveda il rimborso delle spese mediche per prestazioni e farmaci ma anche il recupero e il rimpatrio per motivi sanitari e magari anche le spese per consentire il viaggio ad un familiare o ad un amico che si occupi delle questioni logistiche. In questi casi i massimali (ovvero le cifre di denaro garantite in caso di “sinistro”, dovranno essere attentamente considerate affinché siano sufficienti se se ne dovesse verificare la necessità). In ambito assicurativo cominciano anche ad essere offerti anche servizi di tele-consulenza medica a distanza via internet che possono essere molto utili in quelle situazioni in cui il cicloviaggiatore possa avere il dubbio che problematica di salute possa necessitare di provvedimenti sanitari urgenti e abbia il bisogno di sapere dove recarsi (le compagnie assicurative hanno convenzioni con reti di strutture spesso presenti nella gran parte dei paesi del mondo). 

Ancora più utile, in una logica di worst scenario è cercare di acquisire in anticipo informazioni sulla disponibilità di servizi sanitari nel paese che si andrà a visitare, la loro organizzazione (orari di apertura, necessità di prescrizione medica per l’ottenimento di farmaci, ecc.) e dislocazione sul territorio, nonché le modalità da seguire per richiedere un intervento. A questo proposito è essenziale capire qual è il numero di emergenza da chiamare in caso di necessità (minima e massima), se esiste. 

Se si è all’estero anche avere con sé il numero dell’Ambasciata Italiana è più che raccomandabile, specialmente al di fuori della Unione Europea. 

Altro aspetto da curare con attenzione è la valutazione dei rischi sanitari endemici dei luoghi in cui si intende viaggiare, specie al di fuori dell’Europa: insetti o animali pericolosi, esposizioni a grandi altitudini, malattie endemiche, inquinanti ambientali chimici. Questi fattori possono determinare l’esigenza di vaccinazioni o profilassi (terapia che vanno assunte per prevenire le malattie) che qui non verranno affrontate nello specifico. Si ricorda solo che le vaccinazioni necessitano di essere programmate con ampio anticipo. 

 

ADOTTARE COMPORTAMENTI CONSAPEVOLI E APPROPRIATI

Il cicloviaggiatore esperto sa che per non trovarsi nei guai adottare un certo timore reverenziale verso l’ambiente in cui si viaggia è sempre molto saggio. L’accorgimento più semplice ed efficace per evitare grossi problemi è indossare SEMPRE il casco. Esistono ormai molti studi scientifici che dimostrano che indossare il casco al momento di una caduta abbatte non solo il rischio di ferite e contusioni con le complicazioni potenzialmente gravi nell’immediato e a distanza, ma anche la morte del ciclista. 

Quindi il cicloviaggiatore esperto non sottovaluterà questo aspetto.

Per fortuna le minacce più frequenti per la salute di chi viaggia in bici non vengono dai grandi traumi della strada ma dagli approvvigionamenti: acqua e cibo causano quelle fastidiosissime gastroenteriti (la cosiddetta “diarrea del viaggiatore” che se nella gran parte dei casi si risolve nel giro di qualche giorno, in alcuni casi può complicarsi e aggravarsi anche a distanza di molto tempo e dopo lunghi o lunghissimi periodi di benessere. Per questo alla salute alimentare va dedicata sempre molta attenzione: è preferibile bere acqua ogni qualvolta possibile da bottiglie sigillate; quando ciò non è possibile, specialmente in contesti ad elevato rischio di contaminazione dell’acqua da parte di residui fecali umani o animali, l’acqua dovrebbe essere potabilizzata con metodi termici, chimici o fisici di comprovata efficacia, ad esempio – tra i più economici – la bollitura per 3 minuti o l’aggiunta di ipocloriti in opportuna concentrazione.

Quanto all’igiene degli alimenti, è importante curare innanzitutto l’igiene delle mani: prima di portare qualsiasi cosa alla bocca è estremamente utile lavare le mani con acqua e sapone o almeno igienizzarle con gel idroalcolici oggi ormai noti a tutti. Per i cibi in sé e per sé sarà utile ricordare la massima: boil it, peel it or forget it (bolliscilo, pelalo o dimenticatelo): la consumazione di cibi non cotti o di cui non sia stato asportato lo strato superficiale è ad alto rischio. Da questo punto di vista rimane l’incognita dello stato di conservazione degli alimenti che si acquistano, specie nelle occasioni in cui non si riescono a comprare gli alimenti in grandi catene di distribuzione o da negozi di alimentari sufficientemente affidabili.    

Esiste una situazione speciale in cui è difficile non correre rischio: quando si viene invitati da persone del posto a consumare cibi o bevande insieme: l’incontro con persone che vivono nei luoghi che visitiamo è uno dei momenti magici del viaggio. Rinunciare a causa di preoccupazioni sanitarie potrebbe non solo essere considerato scortese ma potrebbe anche rappresentare la perdita di situazioni uniche e irripetibili. 

Ognuno giudicherà e deciderà a suo modo, l’importante è che il rischio venga corso in modo consapevole.

Altro rischio da non sottovalutare è l’esposizione solare, sia in termini di irraggiamento cutaneo, sia in termini di rischio termico: nel primo caso è indispensabile l’applicazione sulla cute di una crema con adeguato fattore protettivo (e se possibile di un burro cacao altrettanto protettivo sulle labbra); nel secondo caso invece sarà utile limitare lo sforzo fisico nei momenti più caldi della giornata e idratarsi adeguatamente. 

Il terzo più frequente problema di salute per i cicloturisti sono certamente i problemi cutanei: infezioni batteriche o micotiche delle pieghe cutanee, inguinali, interglutee, interdigitali in particolare dei piedi non sono rare, specie quando si pedala in climi caldi e umidi. Un abbigliamento “arioso” sia in termini di indumenti che di calzature, ridurrà certamente il rischio di dover ricorrere a lunghe e noiose terapie topiche. Anche un lavaggio sufficientemente frequente degli indumenti fa in modo che i batteri e i funghi proliferino con maggiore difficoltà. 

Da ultimi consideriamo i fastidiosi dolori osteo-muscolari che possono insorgere dopo giorni di pedalata. La ricerca di un posizionamento corretto e il più possibile personalizzato sulla bici, aiuterà a evitare o minimizzare la necessità di assumere antinfiammatori che – specie in climi caldi a rischio di disidratazione parziale – possono non essere scevri da rischi di danno renale.   

Nel prossimo paragrafo affronterò anche altri problemi di salute di cui il cicloturista può soffrire, mano a mano che presenterò e raccomanderò l’uso dei farmaci di cui dotare la propria Farmacia da Cicloviaggio.  

 

FARMACIA DA CICLOVIAGGIO RAGIONATA 

(ovvero che farmaci portare con sé durante un viaggio in bici e quando e come usarli)

 

PRIMA DI COMINCIARE

Il primo suggerimento è quello di dedicare un po’ di tempo a conoscere i farmaci con il nome del principio attivo che contengono perché questo non cambia praticamente mai in tutto il mondo. Un buon modo per farlo è leggere il foglietto illustrativo, con particolare attenzione alle sezioni relative alle indicazioni e alle modalità di assunzione. Un altro suggerimento riguarda l’acquisto: scegliere quando possibile, salvo diversa preferenza, un farmaco generico: in questo modo si avrà la stessa efficacia e sicurezza del farmaco ma si limiterà la spesa. In ogni caso la possibilità di consultarsi con un medico prima dell’assunzione di farmaci di propria iniziativa è rimane una regola d’oro. 

 

ANTIPIRETICI

I farmaci antipiretici sono i farmaci che si assumono per controllare la febbre. Il “principe” di questi farmaci è il Paracetamolo (la famosa e ormai storica Tachipirina). Si tratta di un farmaco molto diffuso, acquistabile senza prescrizione medica e reperibile in tutto il mondo, ma è consigliabile per il cicloviaggiatore averne una scorta con sé. 

Si tratta di una molecola molto vecchia ma che funziona bene. Il fatto che si utilizzi da tempo ci rassicura sulla sua sicurezza, tanto che viene utilizzato anche nei neonati e dalle donne in gravidanza: dà effetti collaterali davvero molto raramente, non ha grosse controindicazioni in adulti sani, non dà un incremento della fotosensibilizzazione cutanea (suscettibilità alle scottature solari) e anche l’interazione con altri eventuali farmaci assunti per altri motivi è scarsa. Può essere assunto anche “a stomaco vuoto”. 

Perché il farmaco sia efficace deve essere assunto alla dose corretta: una persona di 65 o più chili di peso corporeo necessita di 1000 mg di Tachipirina ogni 8 ore (ovvero massimo 3 grammi al giorno; si può arrivare anche a 4 ma solo in casi eccezionali). Agisce in un lasso di tempo che va dai 45 ai 90 minuti, il suo effetto dura in genere 6-8 ore e l’abbassamento della temperatura che induce si associa spesso ad una sudorazione profusa (cosa da non sottovalutare se il farmaco viene assunto in condizioni di scarsa disponibilità di acqua potabile perché le perdite di liquidi e sali minerali devono poi essere recuperate). 

Il farmaco alla dose corretta dovrebbe essere assunto quando la temperatura sale sopra i 37,5-38,0°C. Tuttavia, il cicloviaggiatore è per definizione “senza fissa dimora” per cui è possibile e anzi probabile che il malessere legato alla comparsa della febbre possa insorgere durante la pedalata. In quel caso l’assunzione del farmaco potrebbe essere giustificata anche a temperatura più basse proprio per consentire a chi non sta bene di raggiungere nel più breve tempo possibile un alloggio adeguato a riposo e cure. 

Una volta che ci si trova in ambiente sufficientemente sicuro, si può decidere di spostare la soglia di assunzione del farmaco anche molto più in alto… fino a 39,5°C… la febbre è un meccanismo di difesa dell’organismo e anche se non ci sono studi che lo dimostrano, la convinzione di molti medici è che tollerando una temperatura alta, si guarisca prima.

Da ultimo non va dimenticato che la febbre è un sintomo aspecifico di cui va sempre compresa l’origine, per cui abbassarla senza chiedersi perché ci sia può essere un approccio che va bene solo per pochi giorni e solo se la situazione complessiva non desta preoccupazioni (ad esempio non ci sono dolori specifici o alterazioni dello stato di coscienza).   

Prima di concludere questo paragrafo, c’è un altro aspetto che va considerato. Il Paracetamolo oltre che antipiretico, pur non essendo antinfiammatorio, è un ottimo antidolorifico. È pertanto molto utile in caso di dolori di lieve-modesta entità come cefalee o dolori osteomuscolari anche in assenza di febbre, mentre lo è molto meno in caso di dolori “viscerali” (dolori addominali o mestruali).

Quanto Paracetamolo portare con sé? Nell’ipotesi che uno stato febbrile non complicato e a risoluzione spontanea possa durare in media 5 giorni e che per ognuno di questi giorni potrebbe essere necessaria l’assunzione di 3 grammi di Paracetamolo al giorno, sarebbe utile che un cicloviaggiatore porti con sé almeno 15 compresse da 1000 mg o 30 da 500 mg (queste ultime da assumere a dosi di 2 compresse ogni 8 ore). Se si viaggia in gruppo, considerata la disponibilità del Paracetamolo in tutto il mondo, potrebbe essere sufficiente viaggiare con scorte di farmaco per due persone (ovvero 60 compresse), ipotizzando che possano stare male due persone contemporaneamente e riservandosi di rifornirsi nel primo centro abitato dotato di farmacia/dispensario farmaceutico. 

Nel raro caso di allergia al Paracetamolo il farmaco più raccomandabile per il controllo della febbre è certamente l’Ibuprofene (vedasi paragrafo ANTINFIAMMATORI).  

 

ANTINFIAMMATORI NON STEROIDEI (o FANS)

I farmaci antinfiammatori non steroidei sono una grande famiglia di farmaci molto utilizzati e di regola non acquistabili senza ricetta medica perché hanno per la gran parte un potere antidolorifico maggiore rispetto al paracetamolo ma anche effetti collaterali potenzialmente gravi, specie se assunti a dosaggi singoli o cumulativi eccessivi. Il farmaco più conosciuto tra quelli appartenenti a questa famiglia è certamente l’acido acetilsalicilico o ASA. La famosissima Aspirina. Nonostante la sua disponibilità sul mercato da quasi 150 anni (prima commercializzazione nel 1874), oggi non viene raccomandato per l’attività antinfiammatoria per una serie di effetti collaterali importanti su stomaco, reni e sangue che vengono però essi stessi utilizzati a scopo terapeutico in diverse patologie (ad esempio per il fatto che rallenta la coagulazione – e facilita l’emorragia – viene prescritta a chi ha necessità clinica di aumentare le fluidità del sangue).  

Tra i FANS i principi attivi più conosciuti sono ibuprofene, nimesulide, naprossene, ketoprofene, assumibili per bocca e diclofenac e ketorolac assumibili per via intramuscolare. L’ordine in cui sono qui elencati è anche quello della loro gastrolesività. Infatti il primo effetto collaterale dei FANS è proprio il danno gastrico: l’assunzione dovrebbe sempre avvenire dopo i pasti e la scelta del principio attivo dovrebbe essere indirizzata dalle precedenti assunzioni senza effetti avversi e dalla minore lesività gastrica e se necessario dovrebbe essere accompagnata dalla contemporanea assunzione di gastroprotettori come omeprazolo e simili. Questi farmaci assunti in modo inappropriato o in condizioni di disidratazione – condizione non rara nel cicloviaggiatore – possono comportare danno renale,  aumento della pressione arteriosa e fotosensibilizzazione (per cui se necessario assumerli sarà utile abbondare con la protezione solare). Ognuno di questi farmaci ha il suo particolare schema di assunzione che andrà conosciuto e rispettato specie se si rendesse necessaria l’assunzione protratta nel tempo come nel caso di dolori dentari, dolori addominali in corso di gastroenterite, contratture muscolari, dolori osteomuscolari da sovraccarico o da non perfetto posizionamento sulla bici.

Questi farmaci agiscono nell’arco di 45-90 minuti dall’assunzione e possono essere associati – se necessario – ad altri farmaci come gli antibiotici che fosse necessario assumere a causa del quadro clinico (dolori dentali, gastroenteriti).  

Il farmaco di riferimento per il cicloviaggiatore – salvo allergie accertate e per altro rare – è l’ibuprofene assunto 3 volte al giorno come compresse da 400 mg per chi pesa meno di 70 kg e da 600 mg per chi pesa più di 70 kg. Se il dolore necessitasse di una terapia a maggiore intensità o se la risposta all’ibuprofene fosse insufficiente sarebbe utile sostituire l’assunzione di farmaci per bocca con quella per via iniettiva. In questo caso il farmaco di riferimento è il Diclofenac 75 mg da somministrare intramuscolo nel quadrante superiore esterno del gluteo (dopo accurata disinfezione della cute).

La durata della terapia va protratta per 5 giorni specie se si tratta di sfiammare masse muscolari voluminose (dolori alla zona lombosacrale) o se il dolore tende a ripresentarsi (dolore dentale). Anche qui è quindi consigliato di dotarsi di un adeguato quantitativo di farmaco per non trovarsene sprovvisti durante la terapia.      

 

ANTIDOLORIFICI OPPIACEI 

Nel caso di traumi maggiori (fratture) sarebbe utile disporre almeno di 1 fiala di morfina da somministrare prontamente per ridurre la sofferenza: però chiaramente il farmaco è ad esclusivo uso medico. Un surrogato “debole” della morfina che può risultare molto utile e che da questa deriva è il tramadolo che è disponibile in commercio sotto prescrizione medica nella comoda formulazione in gocce che consentono un dosaggio ben calibrato. Una persona di 70 kg può assumere dalle 20 alle 40 gtt al giorno a seconda dell’effetto che il farmaco sortisce sul dolore, anche a stomaco vuoto per 3-4 volte al giorno (per un massimo di 160 gt al giorno). Si tratta di un farmaco più potente dei FANS ma con una maggiore probabilità di effetti collaterali fastidiosi come nausea, vomito, vertigini. Anche qui la terapia può essere protratta per diversi giorni. 

 

ANTINFIAMMATORI STEROIDEI

Esiste un’altra categoria di farmaci antidolorifici che può risultare utile durante un cicloviaggio: i cortisonici o antinfiammatori non steroidei. Anch’essi necessitano di prescrizione medica. Si tratta di farmaci che vengono utilizzati in diverse patologie ma che nelle circostanze in cui si può trovare un cicloviaggiatore possono risultare utili in caso di dolori resistenti ai FANS (ad esempio i dolori lombari) o di allergie respiratorie (attacchi d’asma o di rinite) o cutanee (orticaria) di entità importante. Le allergie respiratorie si possono verificare per l’inalazione di pollini a cui l’organismo del cicloviaggiatore non è abituato, mentre le allergie cutanee si possono verificare più frequentemente come reazione all’assunzione di nuovi cibi. I farmaci più comunemente utilizzati sono il betametasone e il prednisone: il primo va utilizzato al dosaggio di 4 mg al giorno in una sola somministrazione (per bocca o per via intramuscolare); il secondo al dosaggio di 25 mg 1 o 2 volta al giorno per bocca a seconda dell’intensità della problematica. Come in FANS anche questi farmaci necessitano di essere assunti a stomaco pieno per il rischio di gastrolesività. L’effetto è più lento di quello dei FANS e può richiedere delle ore (per cui non bastano in caso di reazioni allergiche gravi per le quali è indispensabile l’adrenalina). L’assunzione senza supervisione medica dovrebbe arrivare al massimo a 5 giorni di terapia continuativa. Anche i cortisonici possono determinare fotosensibilizzazione.  

 

ANTISTAMINICI

Gli antistaminici sono farmaci che risultano utili nei casi di reazioni allergiche impreviste di entità lieve o moderata come le riniti o le orticarie di lieve entità. Utile è la cetirizina disponibile in gocce e che può essere assunta al dosaggio di 20 gocce una volta al giorno anche per molti giorni, preferibilmente alla sera dato che l’effetto collaterale più frequente è la sonnolenza (come ben sanno gli allergici). In genere sono farmaci ben tollerati ma è meglio evitare l’associazione con l’alcool che potrebbe potenziarne gli effetti collaterali.   

 

ANTIEMETICI e ANTIDIARROICI

Il cicloviaggiatore si immerge per programma nei paesi che visita. E per lo stile in cui viaggia si espone ai cibi locali e quindi anche rischi che questi comportano per chi non ha un sistema immunitario gastrointestinale abituato. Non di rado le infezioni gastrointestinali di natura virale o batterica oltre che con febbre e dolori addominali si presentano anche con nausea, vomito e diarrea. 

I farmaci antiemetici sono quelli utili contro nausea e vomito. Il più noto è il metoclopramide utilizzato anche dalle donne in gravidanza per le nausee mattutine. E’ un farmaco vecchio e ben conosciuto che ha pochi effetti collaterali, ha un dosaggio unico ed è molto efficace. Nei casi di nausea senza vomito può essere assunto per bocca al dosaggio di 1 cp tre volte al giorno anche per più giorni di fila se necessario. Agisce in 45-90 minuti e la sua azione dura per circa 8 ore. Nel caso di vomito insistente invece la via di somministrazione più appropriata diventa quella intramuscolare. 

Per chi fosse allergico o intollerante al metoclopramide, c’è la possibilità di utilizzare il domperidone che ha la stessa modalità di utilizzo e che può essere anche assunto in supposte (se non c’è contemporaneamente anche diarrea).

E veniamo proprio alla diarrea che non di rado accompagna la nausea e il vomito: si parla di diarrea se le feci sono liquide ma senza sangue e di “dissenteria” se le feci contengono con sangue (in questo secondo caso sarà utile l’assunzione anche di un antibiotico). Ancora prima che ai farmaci, il cicloviaggiatore dovrà pensare alla reidratazione con acqua pulita e se possibile sali minerali in modo da reintegrare le perdite. In commercio esistono anche buste da sciogliere nell’acqua per produrre soluzioni reidratanti da assumere per bocca (previa assunzione di metoclopramide in caso di nausea o vomito) ma prodursi da soli la soluzione potrebbe essere facile e molto più economico. Se le scariche diarroiche sono abbondanti e frequenti il cicloviaggiatore dovrà sforzarsi di assumere una pari quantità di soluzione reidratante per bocca, specie se sente sopraggiungere la sete o vede contrarsi la diuresi (segni di disidratazione). Prima di iniziare l’assunzione di farmaci è utile attendere le 5 scariche nella 24 ore: anche la diarrea come la febbre e il vomito sono meccanismi di difesa dell’organismo ed entro certi limiti potrebbero essere utili. Allorquando fosse necessario ricorrere ai farmaci si dovrebbe avere con sé la loperamide o il racecadotril: il primo si assume alla dose di 2 compresse alla prima assunzione e 1 ad ogni scarica successiva fino ad un massimo di 9 compresse al giorno; il secondo si assume 1 compressa per 3 volte al giorno. La terapia va proseguita per un massimo di 5 giorni. Qualora i sintomi persistessero per più di tre giorni oppure la diarrea fosse accompagnata dai sangue (dissenteria) è necessario associare anche un antibiotico, come la rifaximina (specifico per l’apparato digerente) o la ciprofloxacina (non specifico).   

 

ANTIBIOTICI

Gli antibiotici sono farmaci estremamente utili a risolvere i problemi infettivi più comuni durante un viaggio in bici. Innanzi tutto quelli ad applicazione locale: da un lato i colliri o gli unguenti oftalmici (in caso di fastidiose congiuntiviti da polvere) oppure in creme (per le infezioni cutanee): tra i primi ricordiamo la tobramicina collirio (da evitare l’associazione con il cortisone senza visita medica) mentre tra i secondi la gentamicina (quasi sempre utile invece in questo caso l’associazione con il cortisonico). 

Sul versante degli antibiotici da assumere per bocca ricordiamo quelli per le infezioni respiratorie (tonsilliti, bronchiti, polmoniti) e quelli per le infezioni intestinali (gastroenteriti): tra i primi la classica amoxicillina meglio se associata con l’acido clavulanico (da assumere in compresse da 1 grammo per 2 o 3 volte al giorno a seconda della gravità della infezione per 6 giorni) o la claritromicina (da assumere in compresse da 500 mg due volte al giorno per 7 giorni); tra i secondi abbiamo già citato la rifaximina (1 compressa 4 volte al giorno per almeno 3 giorni) e la ciprofloxacina (1 compressa da 500 mg 2 volte al giorni per 5 giorni).

L’amoxicillina con acido clavulanico è utile anche nei dolori dentari, così come la ciprofloxacina è utile anche nelle infezioni delle vie urinarie (a dosaggio dimezzato per le cistiti semplici o emorragiche).

La raccomandazione è quella di finire sempre la confezione dell’antibiotico una volta iniziata: questo eviterà la riesacerbazione della infezione, magari sostenuta da ceppi resistenti del microrganismo originario.  

ALTRE DOTAZIONI

Un ultimo farmaco, già citato, che potrebbe essere utile avere con sé è un gastroprotettore (es.omeprazolo) da assumere per qualche giorno la mattina a digiuno in caso di acidità o digestione difficile (anche in quest caso a fatta attenzione alla fotosensibilizzazione). Per quanto riguarda i presidi vari non va dimenticato di dotarsi di disinfettante, garze, bende, cotone, cerotti e siringhe per le intramuscolo e soprattutto un termometro.  


1) La composizione della soluzione di reidratazione orale (per ogni litro di acqua) raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è costituita da: 1) 3,5 g di cloruro di sodio (sale da cucina); 2)  2,5 g di bicarbonato di sodio; 3) 1,5 g di cloruro di potassio (acquistabile in farmacia); 4) 40 g di saccarosio (zucchero da tavola). A questa preparazione si può aggiungere succo di limone per renderla gradevole e “astringente” se utile. 

Commenti
  • Emanuele Bena
    10 Giugno 2021

    Bell’articolo!

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