TROPPE BICI IN OLANDA! 2012

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TROPPE BICI IN OLANDA! 2012

Otto ore. Le peggiori otto ore di ogni viaggio in bicicletta. In mezzo c’è l’ingresso in aeroporto con le bici sul carrello che non passa dalle porte, il check-in fuori franchigia da nascondere, la sicurezza dei fuori misura che minaccia l’ispezione del bagaglio, il caricamento selvaggio dei tuoi cartoni visto dai finestroni dell’imbarco e infine l’agognata riconsegna.

Ma poi bisogna ancora raggiungere l’albergo con un taxi esoso, rimontare tutto e organizzare i bagagli, riempiendo ogni angolo della camera, mentre Elena salta sul letto come fosse un tappeto elastico…

Ma fa parte del gioco e la paura ormai è passata, anche grazie ai cuochi italiani dell’albergo De Herbergh di Badhoevedorp, primo paese vicino ad Amsterdam e all’aeroporto.

Tappa 1: 03/08

Badhoevedorp – Amsterdam – Wormer

Con estrema calma carichiamo tutto e finalmente partiamo sotto un bel sole. Destinazione l’ufficio del turismo VVV della stazione di Amsterdam per comprare le carte delle piste ciclabili. Il traffico di bici è notevole, ce ne sono ovunque e i mezzi più strani attirano la nostra attenzione. Mi piacerebbe provare la bici-cariola!

Miliardi di bici parcheggiate in stazione e finalmente pausa pranzo, meditando come proseguire la giornata. Attraversiamo il braccio di mare Het Ij con il traghetto e proseguiamo verso nord.

L’esperienza delle famose piste ciclabili è esaltante. Ogni strada ha la sua, quelle principali hanno anche le canalizzazioni per le svolte! Peccato solo per l’abuso di autobloccanti nei centri cittadini che disturbano il sonno di Elena e la tranquillità della bestiolina che da un paio di mesi cresce nella pancia di Paola…

E così attraversiamo il parco di Landsmeer, sfioriamo il primo mulino a vento che impressiona Elena e raggiungiamo Zaanse Schans dove ne facciamo una scorpacciata.

Il tempo è splendido, ideale per dormire in campeggio… se solamente la cartina non ci tirasse il bidone! Il campeggio non c’è, ripieghiamo su un alberghetto economico che ci nutre egregiamente e ci allieta la serata con la caccia alle zanzare in camera…

Tappa 2: 04/08

Wormer – Alkmaar

La pancia è tranquilla, partiamo con destinazione Alkmaar, con la prospettiva di evitare autobloccanti e inanellare mulini a vento.

Oggi monto l’interfono tra me ed Elena: è indispensabile, ieri non capivo una sola parola di ciò che mi diceva, a causa della montagna di bagagli che fungono da barriera fonoassorbente tra me e lei. Funziona bene, ottimo, così smetto di strillare e di rispondere con vaghi “ah sì? ma dai?” senza capire nulla.

Attraversiamo un piccolo canale con un originale traghetto a catena, mosso da una manovella a bordo del natante. Divertente ma faticoso!

Puntiamo verso nord, attraversiamo un altro canale (questa volta il traghetto è a motore) e ci dirigiamo verso De Rijp, ameno paesino autobloccanti-munito. La strada prosegue sull’argine di un polder costeggiando numerosi mulini, tra cui uno è visitabile ed è tenuto in funzione (nodo 27 della rete ciclabile).

Con tempismo perfetto, mangiamo e ci rifugiamo nel museo, mentre sopra le nostre teste passa il primo nubifragio della vacanza.

Ripartiamo con un tulipano di legno scelto da Elena e puntiamo su Alkmaar.

I simboli dei campeggi riportati sulle carte sono inaffidabili e come ieri facciamo un giro a vuoto fino a Bergen per poi ritornare ad Alkmaar.

Finalmente un campeggio! Peccato che non ci sia la cucina, noi ancora non abbiamo comprato la bomboletta del gas e i viveri scarseggiano… Azz che pivelli, è sabato sera! Prendo la bici, corro in centro e trovo solo più lo spaccio di un turco che vende cose strane… Beh, almeno c’è la Nutella!

Tappa 3: 05/08

Alkmaar – Den Helder

Risveglio grigio e smontaggio piovoso, ma siamo bravi e partiamo comunque entro le 11. (Non so se partire alle 11 sia proprio da bravi viaggiatori, ma a noi va bene così!)

Attraversiamo Bergen e puntiamo verso nord-ovest. La pista si snoda lontano dalle strade ai margini del grande bosco costiero, caratterizzato da enormi dune fossili, coperte di vegetazione d’alto fusto. A Schoorl la sorpresa: il fianco di una duna è trasformato in una splendida spiaggia in pendenza, per far giocare e rotolare grandi e bambini. E’ irresistibile, e così perdiamo Elena per quasi un’ora.

La pista riprende con dolci saliscendi in mezzo al bosco, fino al punto 20, prima di Camperduin. In un attimo la vegetazione alta scompare e il panorama si apre sull’enorme argine che corre parallelo al mare, la campagna coltivata a tulipani e file di altissimi generatori eolici.

In questo ambiente tipicamente nordico e “olandese” procediamo rapidi con il vento alle spalle.

Sovente la pista si perde in continui su e giù tra le dune costiere. L’itinerario è ottimamente segnalato, paesaggisticamente imperdibile e… decisamente trafficato!

A Den Helder troviamo finalmente il campeggio senza problemi. E’ enorme e ci sono pochissime tende, sparse qua e là su un’ottimo fondo erboso.

Tappa 4: 06/08

Den Helder – Texel

Anche oggi veniamo allietati dalla pioggia di metà colazione, serve a garantire che la tenda sia più bagnata possibile nel momento di piegarla…

Riprendiamo la costa e tra le dune raggiungiamo la punta punta del North Holland. Qui la riva del mare è stata protetta dal moto ondoso con una lunga distesa di asfalto. E la pista ciclabile vi corre a mezza costa. Che posto strano, pedalare su una spiaggia asfaltata, seguendo le righe bianche che delimitano lo spazio delle bici.

Raggiungiamo Den Helder e prendiamo al volo il traghetto per Texel. Un rapido incontro con un locale (che l’anno scorso è andato in bici in Sicilia) e partiamo per un giro dell’isola che ci porta a pranzare nel simpatico paese di Oosterend.

Questo è il punto più settentrionale nel nostro giro. Da ora ci toccherà lottare con il vento che soffia costante da ovest e non ci sarà più molto amico.

I campeggi di Texel sono affollati, il primo ci rifiuta, il secondo gli facciamo pena. “Affollati” è un concetto relativo per un campeggio olandese. Dovrebbero vedere quelli della Corsica…

Tappa 5: 7/8

Texel – Hippolytushoef

Pioggerella notturna e risveglio secco: piegare la tenda è un piacere! Un po’ di salotto con gli stanziali del campeggio che passano le ferie seduti nella veranda della tenda e poi via per questa tappa di trasferimento.

Proviamo subito la fatica di pedalare contro vento che non ci lascia superare i 14 km/h e prendiamo al volo il traghetto che ci riporta a Den Helder. Da qui seguiamo le scorrevoli piste parallele all’argine costiero e rapidamente arriviamo a Den Oever. Il campeggio esiste, ma la reception è aperta a giorni alterni (!?). Al telefono mi invitano ad andare al campeggio successivo, che però per noi è scomodo. Sembra inevitabile che in questa vacanza non sia banale la ricerca di un posto in cui dormire!

Grazie a internet e booking.com troviamo un villaggio turistico un po’ più in dietro sulla costa, che ci ospita in simpatiche casette. Sono pochi km contro vento che mi fanno temere la tappa di domani. Sulla Afsluitdijk voleremo… e poi?

Tappa 6: 8/8

Hippolytushoef – Enkhuizen

…e poi ci sono gli argini che parano il vento!

Ma andiamo per ordine.

Ormai abbiamo consolidato le 2 ore e mezza necessarie per partire, direi che va decisamente bene. Ci fermiamo a fare spesa a Den Oever e poi infiliamo i 30 km rettilinei della diga. Indispensabile percorrerla verso est in modo da avere il vento alle spalle. Diciamo, l’idea è carina, non capita in molti altri posti del mondo, ma in pratica si pedala accanto all’autostrada, con l’altro lato del panorama chiuso dalla sommità della diga stessa.

In poco più di un’ora siamo dall’altra parte e ci fermiamo per pranzo.

Puntiamo decisi verso sud seguendo la costa, sempre riparati dall’argine che ci protegge dal vento. Alle 17, dopo 70 km siamo già nel porto di Stavoren e così prendiamo comodamente il traghetto che ci riporta sulla sponda occidentale dell’Ijsselmeer. Questo grande lago interno, profondo massimo 5 m ha un’acqua verdognola che davvero non invita a bagnarsi!

A Enkhuizen troviamo ben due campeggi che non hanno difficoltà ad accoglierci.

Tappa 7: 9/8

Enkhuizen – Edam

Poche gocce di notte e risveglio incerto, ma presto il cielo si apre e anche oggi sarà una giornata splendida.

Facciamo un giro per il paese, molto bello e passiamo accanto al famoso Zuiderzeemuseum, che ricostruisce un tradizionale paese olandese. Da qui costeggiamo la costa verso sud, viaggiando sull’argine con splendide vedute della campagna e del mare. Un tratto di pista è chiuso per lavori, il cantiere è ottimamente segnalato… ma in olandese! Vabbè, torniamo sui nostri passi, solo una piccola deviazione.

Anche il centro storico di Hoorn merita una visita, ma noi preferiamo due panchine con annesso parco giochi. Senza fretta proseguiamo verso Edam dove ci sono diversi campeggi. Preferiamo quello sul mare, all’imbocco del porto canale.

Tappa 8: 10/8

Edam – Amsterdam

Senza fretta diamo un’occhiata al paese di Edam, una volta importante centro commerciale, ora famoso per il suo mercato del formaggio. Ci fermiamo a fare spesa e due foto alle sue case storte. Vada i frontali aggettanti per facilitare il carico delle merci ai piani alti, ma a me sembra una scusa per giustificare costruttori ubriachi…

Lonely Planet non mente: il paese successivo, Volendam ha la via del porto invasa di turisti, compresi i giapponesi in posa fotografica.

Il nostro stomaco chiama e in mezz’ora siamo a Monnickendam per pranzo. Il rito prevede la pausa pranzo in un luogo ameno dotato di giochi, così superiamo brevemente il paese e ci fermiamo nel parco di Hemmeland, dove Elena può giocare con la sabbia e sguazzare nell’acqua del mare (mare, sì, insomma il mare interno chiuso dalle dighe, la cui acqua ora è dolce (assaggiata, sì…)).

Da omologare la prima “minchieggiata” ufficiale di Elena! Gioco della teleferica, bambino lanciato dalla madre a folle velocità con conseguente volo planato di capoccia nel terreno. A Paola è scappata spontanea l’esclamazione, subito replicata dall’innocente creatura.

Ci trastulliamo ancora un po’ per le vie della città e poi puntiamo al campeggio Vliegenbos di Amsterdam, centralissimo. Seguiamo la costa su un piacevole viottolo che corre sull’argine e ci porta dritto nel cuore della capitale, costeggiando abitazioni che un tempo erano sicuramente appartenute a pescatori.

“Ciao, mi chiamo Camilla, vieni a giocare con me?” Approccio diretto di una simpatica vicina di tenda, in astinenza da compagnia italiana. Elena si lascia convincere abbastanza in fretta e così la perdiamo sia prima che dopo cena. E’ presissima dal gioco e l’apoteosi della giornata è una pipì addosso, che ‘sta balenga di figlia tratteneva da questa mattina!

Tappa 9: 13/8

Amsterdam – Utrecht

Ci siamo fermati due giorni ad Amsterdam per fare i turisti: il Museo Van Googh, il Rijksmueseum, la Oude Kirche, un giro sui canali… Due giorni faticosissimi in cui gestire Elena tra vie affollate, passeggino assente e bici ovunque. Sì. Sono indubbiamente troppe! Il povero pedone non ha tregua e non è mai completamente al sicuro. Ce ne sono un’infinità che sfrecciano ovunque, in ogni direzione e non fanno nemmeno rumore. Già un adulto rischia la vita, figuriamoci una bimba di tre anni che non sta ferma un attimo!

Finalmente ci rimettiamo in viaggio per una tappa di trasferimento fino a Utrecht, seguendo il bordo dell’immenso canale che collega le due città, un’autentica autostrada percorsa da enormi chiatte (anche la chiatta da crociera!).

Il campeggio della città è scomodo da raggiungere e le inutili previsioni meteo di meteo.it ci invogliano a cercare un tetto per dormire. Troviamo la soluzione economica dell’ostello City Center in Lucasbolwerk, dove prenotiamo una family room, che altro non è che una piccola camerata a noi riservata. Il sito promette: free lunch, free dinner, we supply, you cook! La sostanza è un posto strano, pieno di italiani che fumano cose strane, gestito da una signora strana. Beh, indescrivibile, diciamo che se il tuo target è l’Hilton, potresti restare deluso, ma la doccia è calda e abbondante e le lenzuola pulite. Abbiamo preferito cenare fuori e fare finalmente due passi di sera nel centro di una città!

Tappa 10: 15/8

Utrecht – Gouda

Siamo sopravvissuti ancora un giorno nell’ostello, sfidando il disgusto per il locale cucina, ma mangiando pasta nostra con pentole nostre.

Ripartiamo con destinazione Delft, che prevediamo di raggiungere in un paio di tappe. Quella che poteva essere una banale tappa di trasferimento, si è invece trasformata in un piacevole zig zag nella campagna olandese, inseguendo amene piste ciclabili e scorci suggestivi, seguendo fedelmente i suggerimenti del libro che ci accompagna in questo viaggio.

Ci fermiamo a dormire poco prima di Gouda in uno strano campeggio che assomiglia ad una bidonville, con il viale in terra polverosa e gli stanziali che probabilmente vivono proprio qui. Per le tende c’è un grosso prato e la doccia è calda. E questo è quanto basta.

Serata ventosa con qualche goccia. Secondo Google Earth sta passando una perturbazione che dovrebbe estinguersi nella notte. Speriamo…

Tappa 11: 16/8

Gouda – Delft

Ieri sera Elena si è addormentata con la febbre e verso le tre di notte le abbiamo dato un bicchierino di Santa Tachipirina che l’ha fatta stare un po’ meglio e così ha ronfato senza problemi. Questa mattina si è convinta che la febbre le fosse passata grazie all’altra santa che ci accompagna e veglia su di noi: Santa Nutella.

La giornata è splendida e ci concediamo un giro nel centro storico di Gouda, dove ragazze in costume tradizionale si fanno fotografare in posa con abbondanti forme di formaggio di plastica.

Ripartiamo per Delft seguendo i consigli del libro e dopo alcuni km insignificanti ci immergiamo nel fresco parco a nord di Rotterdam.

Il campeggio di Delft è splendido, ed è dotato di piscinotta e giochi che fanno la gioia di Elena e le fanno dimenticare che forse ha ancora un po’ di febbre!

Tappa 12: 18/8

Delft – Den Haag (L’Aia) – Delft

Ci fermiamo tre giorni nel campeggio di Delft: ieri per visitare la città, oggi per andare a caccia di Vermeer e Rembrandt a L’Aia.

Ho lasciato deliberatamente a casa il manico del carrellino, quello che serve per spingerlo a mano come un passeggino… che pirla. Ho dovuto costruirne uno posticcio in legno per poterlo usare nei momenti di turismo cittadino e sfruttare l’ora del pisolino di Elena.

Volevamo evitare gli autobloccanti dell’Aia e invece ce li siamo beccati in tutte le salse: Il Mauritshuis Museum è chiuso e parte delle sue opere sono esposte al Gemeente che sta quasi in riva al mare. Peccato per la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer che ora è in mostra in Giappone!

Oggi fa caldissimo e dopo 35 km di autobloccanti la piscina del campeggio è un toccasana!

Tappa 13: 19/8

Delft – Katwijk

Penultimo giorno di viaggio, oggi vorremmo arrivare solo a Leida per visitarla con calma.

La caldazza è sempre notevole ma per fortuna c’è quel po’ d’aria che non ti lascia sciogliere in una pozza di sudore.

Arriviamo per pranzo in città e la visitiamo gironzolando in bici per le vie del centro. Alla fine, tra bici cariche e bimba impaziente non riusciamo mai a dedicare il tempo che vorremmo all’aspetto culturale del viaggio.

E poi questi paesi sono troppo stressanti! Tra il rischio di perderla in un canale o arrotata sotto una bici, non vediamo l’ora di ripartire a pedalare!

Le dune costiere sono l’ambiente che più ci ha colpito in questo viaggio e così decidiamo di puntare al campeggio sul mare suggerito dalla Lonely e domani torneremo all’albergo vicino all’aeroporto lungo la costa.

L’ingresso del campeggio comprende quello alla piscina coperta, dedicata espressamente per i bambini, ma non preclusa ai grandi: acqua calda poco profonda, giochi d’acqua e un paio di scivoli! Elena festeggia così la fine del viaggio.

Tappa 14: 20/8

Katwijk – Badhoevedorp

Questo è l’ultimo giorno di diario. Quello più difficile da scrivere perché presi dalla frenesia della partenza si dimentica di scriverlo!

E allora di oggi resteranno solo le foto: delle dune costiere, della meravigliosa pista che le segue, dei piedi nel mare del Nord, in una spiaggia che proprio non invita al bagno, persa all’infinito nella nebbia; della splendida Harlem e della sua cattedrale, dell’aringa cruda, finalmente degustata in compagnia di una degna cipolla…

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